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Wars of lebanon
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I parlamentari laburisti si riuniscono stamattina per formulare le richieste da presentare a Kadima nelle trattive per la formazione della coalizione di governo, riferisce Haaretz.
Anche il partito ultra-religioso Shas, terza forza alla Knesset dopo Kadima e il Partito laburista, ha formato una commissione per condurre le trattative con Tzipi Livni. Il leader del partito, Eli Yishai, è comunque risoluto a non fare concessioni sulla questione dei sussidi per i bambini. Yishai ha ordinato ai suoi negoziatori di discutere con Kadima solo di questioni sociali e non di politica estera.
Una fonte dello Shas ha precistato che "la formazione di un team di negoziatori non significa che le trattative con Livni saranno più semplici. Le istruzioni ricevute sono inequivocabili: non fare concessioni su nulla".
Fonti di Kadima hanno comunque riferito ieri che Tzipi Livni sarebbe decisa a formare il governo con il Partito laburista e con lo Shas. Alla luce anche della vittoria nelle primarie su Shaul Mofaz, raggiunta sul filo di lana, l'attuale ministro degli Esteri è consapevole infatti che per lei è preferibile ora riuscire a diventare subito primo ministro dando vita all'esecutivo piuttosto che presentarsi in primavera alle elezioni anticipate, che saranno convocate nel caso in cui non riusciràa formare il governo.
Due persone sono morte e altre tre sono rimaste ferite nella notte negli scontri scoppiati nel nord del Libano tra sostenitori di gruppi politici rivali. È quanto riferiscono i media libanesi, precisando che teatro degli scontri è stato il villaggio di Bsarma, nel distretto di Koura. Le vittime sono un militante del movimento filo-siriano Marada, Yussef Franjieh, e un attivista del gruppo antisiriano delle Forze libanesi, Pierre Ishaq. I tre feriti sono tutti sostenitori delle Forze libanesi.
E' stata di nuovo posposta, su richiesta di Israele, la quinta tornata di colloqui indiretti di pace tra la Siria e lo Stato ebraico con la mediazione della Turchia: lo ha reso noto il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Moualem. "La parte israeliana ha chiesto un rinvio", ha dichiarato Moualem ai giornalisti. "Quando in Israele saranno pronti a riprendere i colloqui, lo saremo anche noi", ha aggiunto. La sessione negoziale era gia' saltata una prima volta all'inizio del mese, come reso noto dallo stesso leader di Damasco, Bashar al-Assad: la causa a quanto sembra erano state le dimissioni del capo delegazione israeliano, Yoram Turbowicz, rassegnate dopo la rinuncia preannunciata dal premier Ehud Olmert. Per la sostituzione di quest'ultimo, anche a capo del governo, in giornata si svolgono nello Stato ebraico le primarie del suo partito, il centrista Kadima.
Obiettivo comune è arrivare a una strategia di difesa nazionale con il tentativo di integrare gli armamenti del 'partito di Dio' nell'esercito regolare. Suleiman e il segretario generale della Lega Araba Amr Moussa hanno introdotto la sessione di apertura della conferenza: "Il fatto stesso che ci sia un accordo sulla necessità del dialogo, significa già di per sé che tutti i soggetti in causa sono disponibili a discutere" ha fatto notare Suleiman ai rappresentanti delle 14 fazioni. "L'unica cosa proibita qui - ha aggiunto - è il fallimento o il raggiungimento di un punto morto".
I partecipanti sono gli stessi che fecero fallire l'ultimo ciclo di colloqui nel 2006. Fra loro, ci sono il presidente del parlamento pro-siriano e leader di Amal Nabih Berri, con i suoi alleati Muhammad Raad, che guida la coalizione parlamentare dell'Hezbollah, e Michel Aoun del Movimento Patriottico Libero. Sul fronte filo-occidentale, sono presenti invece Saad Hariri, figlio ed erede politico dell'ex premier libanese Rafiq Hariri; il primo ministro Fuad Siniora, suo compagno nel movimento al Mustaqbal (Futuro); il leader druso Walid Jumblatt. Il leader cristiano delle Forze Libanesi, Samir Geagea, e un altro cristiano, il leader delle Falangi libanesi Amin Gemayel.
Nelle ore immediatamente precedenti alla riunione, sembrava già chiaro che il blocco di minoranza guidato dall'Hezbollah e la maggioranza parlamentare restano su fronti opposti per quanto riguarda il destino dell'arsenale delle milizie del partito sciita. In città ci sono stati sporadici scontri armati. L'Hezbollah, appoggiato da Iran e Siria, finora ha resistito agli appelli per il disarmo oltre a ignorare una richiesta in tal senso contenuta nella risoluzione delle Nazioni Unite che ha messo fine alla guerra con Israele nell'estate del 2006.
Il gruppo sostiene che le sue armi siano necessarie per proteggere e difendere il Libano contro gli attacchi israeliani. "Sono completamente fiducioso sul fatto che possiamo adottare una strategia che protegga il Libano, basata sulle nostre forze armate, con il beneficio delle nostre risorse e capacità di resistenza" si è limitato a dichiarare Suleiman nel suo intervento di apertura.
Il dialogo nazionale è destinato comunque a essere un lungo e lento processo. Prima dell'incontro di oggi, il ministro degli Esteri libanese Fawzi Salloukh ha auspicato che "tutti i problemi che rimangono sul tavolo, saranno discussi con pacatezza fra i diversi leader politici fino a quando non raggiungeranno una soluzione che favorirà tutto il Libano e servirà alla pace, al progresso, alla prosperità e alla stabilità del paese".
Mohammed Raad, eminenza grigia dell'Hezbollah che rappresenta il partito sciita ai colloqui, ha rinnovato implicitamente il rifiuto del suo movimento alle richieste di disarmo nazionali e internazionali. Hariri pensa che questa linea rischia di ridurre il processo di dialogo a una "mera photo opportunity". Le premesse sono, insomma, tutt'altro che incoraggianti. Ieri sera un uomo non identificato ha ucciso a colpi d'arma da fuoco una persona e ne ha ferite almeno altre due nella cittadina di Taalabaya, secondo fonti della polizia citate dalla Bbc. Nella notte fra domenica e lunedì, sei attacchi con granate a mano hanno colpito diverse zone del settore musulmano di Beirut, il Corniche al-Mazraa, danneggiando auto e commerci senza fare vittime.
I diplomatici sostengono che la richiesta per una visita supplementare a quella di giugno sia stata respinta a fine luglio. Hanno inoltre sottolineato all'Associated Press che Washington sta esercitando pressioni sull'agenzia di Vienna perchè sia bloccata l'iniziativa siriana per ottenere un seggio nel consiglio dei governatori. Quest'ultimo prende solitamente le decisioni per consenso e un seggio controllato da Damasco potrebbe dunque precludere ogni indagine sulle sue presunte attività nucleari.
La mancanza di accesso da parte dell'Aiea potrebbe danneggiare le possibilità di accertare se Damasco abbia nascosto un programma nucleare realizzato dalla Corea del Nord, compreso un reattore quasi ultimato per la produzione di plutonio bombardato lo scorso anno da Israele.
L'accordo, rivisto e potenziato, sarà negoziato da un comitato ministeriale congiunto guidato dal ministro del commercio iracheno Abed Falah al-Sudani e dalla sua controparte siriana Amer Lutfi.
Con un comunicato congiunto, oggi, da Damasco, i ministri precisano che l'accordo riguarderà la cooperazione bilaterale nei cambi degli scambi, della finanza e degli investimenti e la creazione di una banca sirio-irachena.
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